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Mercoledì, 1 Febbraio, 2012 - 22:51

"Prima di allora la musica vagava libera senza una meta precisa, oggi ha trovato il suo spazio sui fogli di tutto il mondo." PM
La prima edizione della Fiera di Sant'Orso risale a 1012 anni fa e quel bambino aveva più o meno nove anni. Tante cose, suppongo, non siano cambiate. 

Dovevano già colpire le indiscusse capacità degli artigiani e il grande spirito di aggregazione, un collante che ha permesso alla manifestazione di sopravvivere per più di un millennio. Un'altra cosa sicuramente è rimasta: la musica. Ce n'era tanta allora, quello che dapprima era un modo efficace di recitare preghiere, stava trasformandosi in musica profana che narrava di battaglie, di conquistatori e d'amore. Anche quest'ultimo deve essere rimasto lo stesso.C'era tanta musica dicevo, e quel bambino sentiva la ghironda, la viella o il liuto che somiglia molto ad una moderna chitarra. Strumenti suonati dai Trovatori che, non molto lontano da qui, nel sud della Francia, si dilettavano nella poesia e nella musica diventando i precursori dei moderni musicisti.

Questi antichi cantautori hanno sicuramente influenzato la Fiera, tant'è che ancora oggi molti gruppi di musica tradizionale, suonando riproduzioni di strumenti dell'epoca, tramandano le melodie di allora e creano tra gli espositori un'atmosfera che profuma di arte e storia.

Proprio in quegli anni cresceva quel bambino, non si sa esattamente dove ma pare vicino ad Arezzo. Un giovane che di lì a poco avrebbe cambiato il mondo. Quando fu uomo, infatti, divenne teorico della musica ed inventò la moderna notazione musicale permettendo a tutti noi di tramandare le proprie composizioni nei secoli. A scrivere sul primo tetragramma (l'antenato del moderno pentagramma) fu un signore chiamato Guido Monaco o Guido D'Arezzo o Guido Pomposiano. Grazie a questo monaco benedettino, che ha dato un nome alle note musicali, oggi esiste la musica per come la conosciamo, gli spartiti e tutto quel che serve per tramandare ai posteri le melodie più belle.

Ma Guido come tutti i grandi geni non immaginava che la sua invenzione, creata a fin di bene, potesse generare un qualcosa di veramente tragico: la SIAE. Scherzi a parte, chi paga i diritti a Guido per avere inventato le note musicali? Tutti coloro che hanno scritto musica sono in qualche modo in debito con lui, con un bambino che nell'anno mille, in concomitanza con la prima Fiera di Sant'Orso, aveva nove anni. Un bambino come tanti senza il quale nessun altro bambino avrebbe potuto imparare la musica. Io sono uno di quelli. Ma pensate al giovane Mozart, al giovane Beethoven e a tutto quello che ci hanno tramandato grazie alla passione del giovane Guido.
E così tra tanta musica, feste ed artigianato sono passati, uno dopo l'altro, più di mille anni ed io lascio il mio piccolo tributo a questo genio dimenticato.

"Prima di allora la musica vagava libera senza una meta precisa, oggi ha trovato il suo spazio sui fogli di tutto il mondo." PM - Dedicato a Guido D'Arezzo.

 

Patrick mittiga